Eccoci a parlare dei
DarkWater, band che si dedica ad un metal piuttosto sperimentale e
melodico. Non sono però riusciti a piacermi per diversi motivi: la
voce del cantante non ha nulla di personale né di particolarmente
bello, anzi alla lunga risulta quasi fastidiosa, con troppi acuti e
un timbro troppo "nasale". La lunghezza delle canzoni è
poi veramente eccessiva (abbiamo una media di 10 minuti l'una) il che
le rende ben poco immediate e le trasforma in un pastone generale e
poco distinguibile. I brani si confondono tra loro, e ovviamente
arrivati al quarto, "Habit", non se ne può già più. Le
canzoni sono strutturate intorno ad una melodia, con virtuosismi di
chitarra frequenti, e il già citato cantato del vocalist, molto
monocorde e poco accattivante. Spesso è utilizzato anche il
pianoforte, che però non riesce a dare una svolta all'album, che
risulta irrimediabilmente noioso. La produzione è tuttavia buona, i
suoni sono puliti e i musicisti stessi conoscono il loro lavoro.
Detto questo, "Calling The Earth To Witness" è un disco
che mi ha profondamente annoiato: che dire, alla prossima con i
DarkWater e speriamo che nel frattempo sappiano migliorare le loro
lacune.
Tracklist:
1. 2534167 (intro)
2. All Eyes On Me
3. Again
4. Habit
5. The Play - I
6. The Play - II
7. Shattered
8. Tallest Tree
9. In My Dreams
Website: www.darkwater.se

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