sabato 26 giugno 2010

Dark The Suns "All Ends In Silence" (2009)

Ecco i Dark The Suns, gruppo di metal melodico, alla seconda prova su cd. Prova che i finlandesi superano brillantemente, grazie al loro mix di pesantezza, capacità di creare atmosfere suggestive (vedi ad esempio la titletrack) e di scrivere pezzi la cui struttura non è semplice ma che riescono comunque a non annoiare e soprattutto a fare sì che l'attenzione di chi ascolta sia sempre incentrata sui brani, che scorrono piacevolmente uno dietro l'altro.
Notiamo anche una certa espressività nella voce del cantante Mikko Ojala, che dona pathos e drammaticità a pezzi come "Sleepless Angels" mentre sa diventare aggressiva in altri come "Rimed With Frost". Il disco inizia con "Unbroken Silence", che è anche diventato il primo singolo estratto, che mette subito in gioco tutte le carte della band riassumendo quelle che sono le sue caratteristiche, aggiungendo inoltre una ritmica irresistibile. "Everlasting" rimane su coordinate simili, mentre la seguente "The Dead End" vira verso atmosfere più darkeggianti, ospitando anche una voce femminile che crea un bel contrasto con il growl maschile; formula sicuramente sentita e risentita, ma usata ottimamente. In "Cold Dawn" le tastiere la fanno da padrone, mentre "The Rain" torna a dedicarsi ad atmosfere cupe e gotiche. Il disco si conclude con "Guardians" e "Gone". Un buon disco consigliato agli amanti del metal più darkeggiante.

Tracklist:
1. Unbroken Silence
2. Everlasting
3. The Dead End
4. All Ends In Silence
5. Sleepless Angels
6. Cold Dawn
7. Rimed With Frost
8. The Rain
9. Guardians
10. Gone

Website: 

venerdì 16 aprile 2010

Kongh "Shadows Of The Shapeless" (2009)

Sarà che l'atmosfera primaverile non si addice a musica di questo genere, sarà che i Kongh non propongono niente di particolarmente rivoluzionario, fatto sta che dopo la prima, interminabile canzone, avevo già voglia di chiudere e passare ad altro. Ma, dato che sono una redattrice come si deve (o almeno mi piace crederlo!) sono andata fino in fondo, in modo da poter dare un parere fondato.
Come avrete intuito da nome, titolo e copertina, gli svedesi suonano il solito death/black metal cercando di essere più cattivi dei vicini norvegesi. Perdonatemi il sarcasmo ma dopo aver ascoltato cd su cd tutti più o meno uguali, mi capita di non sapere più cosa dire.
Al solito, ci troviamo di fronte a buone capacità tecniche e strumentali, ma quello che manca a questo disco, così come a tanti altri dello stesso genere e non, è un'anima, un qualcosa che lo distingua, che faccia venire voglia di ascoltare proprio quello invece di un altro e che permetta, una buona volta, di renderlo un disco da ricordare per più di due giorni dopo l'uscita.

Anche in questo caso sono sicura che i cultori del genere si divertiranno non poco su questi cinque pezzi, e mi sento quasi di consigliarne l'ascolto; tutti gli altri, passino pure avanti senza indugi.

Tracklist:
1. Unholy Water
2. Essence Asunder
3. Tank Pa Doden
4. Voice Of The Below
5. Shadows Of The Shapeless

Website: www.kongh.net

mercoledì 24 febbraio 2010

Deadly Carnage "Decadenza" (2009)

I Deadly Carnage sono un gruppo del riminese che si dedica a suonare un genere a cavallo tra black e death metal. Nati nel 2005, grazie ad un'intensa attività di auto promozione attraverso internet ma soprattutto alla gran voglia di suonare dal vivo, il gruppo si è fatto conoscere ben presto in tutta la Romagna e successivamente anche oltre, iniziando così a partecipare a vari festival di settore (in Maggio li vedremo sul palco del Black Lake Metal Fest). Dopo i consueti cambi di line-up, nel 2009 firmano per la Dark Babel Records, per la quale esce appunto "Decadenza", già uscito nel 2008 come autoproduzione.
Questo ep, composto da 4 tracce per un totale di 32 minuti, mostra tutta la forza della giovane band, sia per quanto riguarda la capacità compositiva che le qualità di musicisti nell'eseguire i brani. 
Il primo pezzo è "Antica Europa", in cui a farla da padrone sono le chitarre, che si dividono tra arpeggi e parti "grattate" tipicamente black. Notevole il fatto che, nonostante la canzone duri ben 10 minuti, non risulta noiosa o ripetitiva, grazie a un'ottima struttura che la rende varia e allo stesso tempo adatta all'ascolto. Il sound è un mix perfetto di malinconia e decadenza (dopotutto il titolo non sarà casuale, no?) e anche le ritmiche si adattano perfettamente a quest'atmosfera. Proseguiamo quindi con "1486", più diabolico e dal ritmo più sostenuto, mentre "Sogno Evanescente" mescola un po' le caratteristiche dell'una e dell'altra canzone, alternando momenti riflessivi ad altri più ritmati. Il quarto e ultimo pezzo è "Facing The Path To Eternity", il più tendente al black anche grazie ad un growl più marcato. La batteria è stavolta in primo piano assieme alle chitarre, creando così una ritmica possente e incisiva.
Un ottimo lavoro per i Deadly Carnage, che siamo a questo punto curiosi di sentire in versione long playing.

Tracklist:
1. Antica Europa 
2. 1486
3. Sogno Evanescente
4. Facing The Path To Eternity 

martedì 9 febbraio 2010

Atritas "Celestial Decay" (2009)

Ebbene sì, questa volta anche io mi accingo a parlare pienamente bene di un disco! Si tratta di "Celestial Decay", nuova uscita del gruppo svizzero Atritas, dediti ad un black metal melodico di ottima fattura. Probabilmente l'elemento melodico farà storcere il naso ai soliti puritani che vorrebbero solo black duro e puro, possibilmente registrato male, ma non facciamoci fermare da queste barriere perché la musica degli Atritas merita decisamente. L'esordio della band risale al demo del 1997, e questi 13 anni di attività hanno migliorato le loro capacità sia per quanto riguarda i suoni e la produzione, ora pulitissima, sia per quanto riguarda le loro doti di compositori. I pezzi di "Celestial Decay" sono infatti tutti scorrevolissimi e di "facile" ascolto nonostante il genere non sia esattamente tra i più leggeri. Hanno tutti un qualcosa di magnificamente maligno, a partire dall'intro "Ultimate Downfall", che ricorda vagamente le atmosfere di "Death Cult Armageddon" dei Dimmu Borgir; a procedere troviamo "(Sacrifical) Devil Worships Salmody". Non manca un certo retrogusto sinfonico, dato dalle tastiere che occupano un ruolo importante in tutte le canzoni riempiendone l'atmosfera, come "Memorium Magicus", uno dei pezzi meglio riusciti del disco. C'è da dire che il livello qualitativo dei pezzi è tutto piuttosto alto, ma spiccano "Shizofrenia In Death" e la conclusiva "Divine Apocalyptic Glooom".
Un ottimo ascolto consigliato agli amanti del black più pulito.

1. Ultimate - Downfall
2. (Sacrifical) Devil Worship's Psalmody
3. Gnosis - A Religious Wasteland
4. Memorium - Magicus
5. All Celestial - Ruins & Ashes
6. Blasphemic Madness
7. Peste Sacraie (Sang Pour La Vie Eternelle)
8. His Presence - Satanic Divinity
9. Schizophrenia - In Death
10. Divine Apocalyptic Gloom - Endtime's Dawn

Website: www.atritas.ch

martedì 5 gennaio 2010

Saattue "Vuoroveri" (2009)

I finlandesi Saattue tornano con un secondo cd a distanza di un anno dal debutto, proponendoci 8 pezzi di metal granitico, moderno ma in un certo senso "classico". La traccia di apertura, nonché primo singolo estratto, "Vapahtaja", ospita fra l'altro Alexi Laiho (dei Children Of Bodom, come tutti saprete) alla chitarra, Pasi Koskinen degli Ajattara ai cori e Aapo Romu dei Vanguard al violino. I pezzi sono tutti molto corposi e con la loro durata (il più corto 5 minuti) piaceranno a chi ama canzoni lunghe piene di evoluzioni e con le chitarre che la fanno da protagoniste. "Born Out Of Sin" è un pezzo più delicato, cantato da una voce femminile che gli dona un'atmosfera sognante e vagamente romantica, mentre per il resto i pezzi si muovono sempre sullo stile metal "duro e puro", con ritmiche possenti e suoni corposi. Purtroppo alla lunga la miscela è la solita, anche se eseguita ottimamente sia per quanto riguarda gli strumenti, che la voce e la produzione, pulita e ordinata. Tuttavia è difficile riuscire ad imprimersi in mente questo o quell'altro brano, poiché sono tutti molto simili tra loro e i testi in finlandese non aiutano a renderli di più facile presa per l'ascoltatore. Inoltre, gli ultimi due pezzi durano la bellezza di 9 minuti, il che li rende veramente dispersivi data appunto la mancanza di una particolarità che faccia venire voglia di risentirli.

Le capacità ci sono, ma vanno tirate fuori.


Tracklist:
1. Vapahtaja
2. Luopio
3. Evoluution Kruunu
4. Itsensa Herra
5. Synnista Syntynyt
6. Taakka
7. Verenperima
8. Hapean Linnut