martedì 9 dicembre 2008

Coronatus "Porta Obscura" (2008)

Una noia mortale. Non ci sono altre parole per descrivere questo pastone di cd, un calvario di quasi un'ora suddiviso in 13 pezzi uno più banale dell'altro, tutti uguali e scopiazzati qua e là dai peggiori Nightwish e dai Cradle Of Filth (copertina identica a quella di "Midian"!). Ovviamente i cliché del genere ci sono tutti: doppia voce (entrambe femminili questa volta) che cantano su toni talmente alti da sconfinare negli ultrasuoni; i testi dove ricorrono le solite parole ("black", "spell", "beauty" et similia) tanto per non far fatica neanche da quel punto di vista; la musica massiccia, sognante, piena di cori fino all'inverosimile.
Per aggiungere una botta di vita i primi 6 brani sono cantati in inglese, poi ce ne sono 4 in tedesco (lingua madre della band) e se siete così carini da comprare l'edizione digipack ve ne regalano altre due, sempre in lingua germanica. Non so cosa possa cambiare nell'averne due in più o due in meno, dato che sono tutte perfettamente uguali, e non è un modo di dire. Perchè non sono solo simili, sono IDENTICHE! Quello che mi indispettisce di questo album, è che i Coronatus ad essere originali non ci provano neanche lontanamente, ma va bene, lasciamo stare: dopotutto non sono la prima band scopiazzona e non saranno neanche l'ultima. Ma allora fatemi divertire almeno, scrivete delle belle canzoni, che se non passeranno alla storia per l'innovazione almeno saranno più che piacevoli da ascoltare. Invece no. I Coronatus si sono infilati in un genere che è facile a risultare noioso, ripetitivo, frastornante e hanno cercato di renderne il peggio. L'unico pezzo un po' diverso è "Volles Leben" (uno di quelli della versione digipack) cantato da un uomo, e quindi accessibile anche a chi non è un pipistrello.

La cosa curiosa è che a questo cd hanno lavorato produttori già al servizio di Nightwish, Children Of Bodom, Sonata Arctica; gente con una certa esperienza insomma; la stessa cantante Carmen Schäfer fa già parte di altre band.. quindi, non potevano continuare tutti per i fatti loro invece di partorire questo coso informe? Evidentemente no, hanno voluto dargli vita ed eccolo qua, ma voi statene alla larga.

Tracklist:
1. Prologue 
2. Exitus
3. Fallen
4. In Silence
5. Beauty In Black
6. Cast My Spell
7. In Your Hands
8. Mein Herz
9. Am Kreuz
10. Der Vierte Reiter
11. Strahlendster Erster
12. Flos Obscura (Bonus track)
13. Volles Leben (Bonus track)

venerdì 5 dicembre 2008

The Dying "Triumph Of Tragedy" (2008)

I The Dying nascono in Belgio nel 2000 col nome di Chimaera; nel 2003 riescono a portare il loro thrash metal all'attenzione della Eyespy Records, che nel 2006 produce un loro demo con nuovo nome di The Dying, scelto poiché il vecchio moniker era troppo simile a quello dei Chimaira, famosa band americana. Nel 2008 arrivano finalmente a pubblicare il primo album, il presente "Triumph Of Tragedy" pubblicizzato da una fitta rete di merchandise. Riguardo al disco c'è da dire che non è niente di nuovo, ma è anche vero che la produzione e i suoni sono molto buoni, soprattutto considerando che questo è l'esordio. In seconda battuta, non va dimenticato che molte delle band oggi considerate storiche hanno debuttato con dischi veramente brutti, per poi farsi le ossa col passare del tempo e l'accumularsi di esperienza. Oggi invece, con l'enorme quantità di band a nostra disposizione, la "selezione naturale" si è fatta molto più dura e le band tendono ad essere inserite tra quelle valide o quelle inutili fin da subito, con scarse possibilità di riscattarsi in futuro. Per questo, non mi sembra che i The Dying possano avere un grande successo al momento, ritengo infatti che manchino di originalità; tanto per capirci, potrebbero essere tranquillamente una cover band di gruppi thrash metal. Come già detto, le 11 tracce non sono brutte, ma dalla prima all'ultima sono tutte molto simili, sia tra loro che a confronto con quelle di altre bands. Fra i brani quelli più piacevoli sono "Blessed With Tragedy", "Gotham" e la conclusiva "Slaves Of Tomorrow".
Ricapitolando, questo album è indirizzato soprattutto ai fanatici del thrash che cercano nuove band da ascoltare non necessariamente innovative; per il resto del pubblico, aspettiamo di vedere cosa i The Dying ci proporranno in futuro.

Tracklist:
1. The Beginning Of The End
2. Scars And Stripes
3. Bottles And Oils
4. Gotham
5. Serpent
6. Blessed With Tragedy
7. Killing The Drama
8. Scarred Like Us
9. The Sadist Virus
10. Jesus The Judas
11. Slaves Of Tomorrow

martedì 2 dicembre 2008

Intervista ai Satyricon

In occasione delle due date italiane, la band norvegese dei Satyricon si è resa disponibile per un'intervista. Li abbiamo incontrati al Rolling Stone di Milano e i due, sorseggiando tè caldo e rivelandosi cortesi e cordiali, hanno risposto alle nostre domande. Ecco cosa abbiamo scoperto:

Allora, come sta andando il tour? Tutto bene?

FROST: Abbiamo un album che si adatta molto bene ai concerti e che è molto soddisfacente da suonare dal vivo e penso che questo dia una motivazione extra alla band. Questo è veramente ottimo.

E siete contenti dei gruppo che sono in tour con voi?

SATYR: Abbiamo avuto qualche cambiamento perchè il chitarrista degli Evile si è rotto la mascella, quindi gli Zonoria saranno gli unici supporter, suoneranno un po' di più e anche noi suoneremo un po' di più. Non credo che i fan dei Satyricon vogliano vedere quante più band possibile, non è per questo che vengono agli spettacoli e quindi penso che vada bene così; gli Zonoria suonano 45 minuti, sono una band fresca che presenta quello che fa e sembra che stiano andando d'accordo con la nostra audience. Hai presente il tour dei Morbid Angel? Sono ovviamente una band che rispettiamo e apprezziamo molto, ma ci sono 7 gruppi in quel tour. E' impossibile far suonare bene 7 gruppi in un giorno, il che significa fare 5 show scadenti e solo il complesso prima degli headliner fa un buono spettacolo. Abbiamo l'impressione che, per mantenere le porte aperte, i manager buttino i gruppi sul palco dicendo "15 minuti, niente soundcheck, suonate" e se sono in ritardo di 3 minuti ne suonano 12 e così via. Noi siamo un complesso che si è sempre assicurato della qualità invece che della quantità; comunque è bello essere qui e suonare in tanti posti diversi.

Avete fatto shopping qua a Milano?

S: Sì, abbiamo comprato dei vestiti e anche qualche vino toscano.

Avete anche suonato in India. Ci direste qualcosa su quell'esperienza?

S: Abbiamo suonato là una settimana prima che cominciasse il tour europeo, a Bombay e a New Delhi; abbiamo suonato con band locali mentre i Satyricon erano l'attrazione principale. Le folle erano molto appassionate, sapevano tutte le canzoni a memoria, ma ogni cosa là va veramente male; in Italia la gente si lamenta molto dell'organizzazione ma in India è veramente molto peggio, si vedono molte differenze sociali. La gente è poverissima e ci sono bambini piccoli che si arrampicano sui semafori o sulle macchine chiedendo cibo o neonati nudi lasciati per le strade, è molto impressionante. E' parte di quello che facciamo; la nostra musica ci ha portato in molti luoghi diversi del mondo e vediamo molte cose belle ma ne vediamo anche di brutte.



Recentemente avete pubblicato un nuovo video ("Black Crow On A Tombostone" nda); ci dite qualcosa al riguardo? Come l'avete realizzato, il suo significato?

S: E' stato realizzato da Junas Akerlund, che era il batterista della leggendaria band dei Bathory, questo è il suo background come musicista, e adesso è uno dei produttori di video più rispettati al mondo, ha lavorato con Madonna, U2, Lenny Kravitz, Metallica, qualunque cosa ti venga in mente. Quello che voglio dire è che lui probabilmente è il produttore numero uno al mondo, e realizza i suoi video in modo molto semplice. Mi ha detto :"Quello che cerco di fare è rendere la canzone ancora più forte di quello che è". Penso di aver imparato molto da lui solo capendo questo. In 3 minuti e 45 non c'è tempo per raccontare una gran storia, quello che bisogna fare è trovare qualcosa che rappresenti visivamente l'essenza della canzone, per quanto riguarda la musica, il testo e anche l'attitudine. Ricordo quando facemmo "The Pentagram Burns", volevamo semplicemente qualcosa che corrispondesse alla canzone; ma quando abbiamo fatto il video di "K.I.N.G." non siamo stati molto contenti perché il regista voleva raccontare questa stupida storia, ma non ce n'era il tempo, si potrebbe fare solo con una canzone come "Black Lava" che dura 15 minuti.
Per concludere nel video abbiamo provato a mettere degli elementi collegati al testo: ci sono cose molto scontate come le mie braccia che diventano ali o la mia ombra che è quella di un corvo, cose semplici di questo tipo.

Farete un altro dvd?

S: Non abbiamo piani precisi al riguardo ma cercheremo di farne uno nel 2009, ci piacerebbe registrare un concerto!

Ricordo che avevate parlato dei numerosi problemi del mondo odierno. Pensate che Barack Obama farà qualcosa di buono?

S: Penso che il problema generale della Terra sia più grande di così e che un unico presidente e un unico stato non possano cambiare le cose, per quanto quel governo sia potente. Penso che per noi sia più interessante cercare di capire perché la musica dei Satyricon oggi suona così, come artisti quali sono le influenze che sentiamo.



So che odiate profondamente le religioni organizzate, che hanno dominato il mondo per molti secoli. Come immaginate un modo senza religioni? Pensate che gli uomini sarebbero più liberi, con mentalità più aperte?

F: Penso che se vivessimo abbastanza a lungo vedremmo la società occidentale libera da religioni, perché il livello di cultura e conoscenza si sta alzando. E' impossibile imporre la religione a persone che capiscono, e penso che essa prenda piede in alcuni paesi perché riesce a farsi passare per la verità e la vera conoscenza. Credo che se tutti potessero vedere le cose attraverso la conoscenza senza nessuna predisposizione riguardo quello che vogliono credere, potrebbero scoprire molte cose in più. Sarebbero effettivamente più liberi, ma credo che al giorno d'oggi ognuno sia abbastanza libero da scoprire questa conoscenza, se lo vuole.

Cosa pensate dell'Italia? Vi piace il nostro paese?

S: Sento una grande vicinanza spirituale con l'Italia, e quando ho girato per Roma la prima volta ho sentito una sorta di appartenenza. E' stata una grande fonte di ispirazione, così come la Grecia, le mitologie e la storia di questi due stati. Anche se piacciamo alla gente e abbiamo molti fan qui, penso che i Satyricon abbiano un legame con l'Italia più forte di quello che l'Italia ha coi Satyricon. E' uno dei posti dove mi piace trascorrere il tempo libero; capisco tutte le lamentele degli italiani sul governo e la società, ma non vivendo qui vedo solo le cose buone con cui sento questo forte legame che mi ispirato molto anche per la band, e ultimamente anche Frost ha iniziato a seguirmi per questo sentiero.


Bene cari lettori, questo è quanto. Alla prossima!


sabato 22 novembre 2008

Intervista a Lennon Murphy, cantante dei Devils Gift

Lennon Murphy, già affermata cantante solista con all'attivo vari cd, ha deciso di dedicarsi ad un nuovo progetto ed esplorare nuovi lidi musicali, e lo fa con i Devils Gift. L'artista si è resa disponibile per rispondere alle nostre domande; la nostra, seppur di poche parole, ha chiarito in modo esauriente i nostri dubbi:



Allora, che ci puoi dire riguardo alla collaborazione tra i Devils Gift e te, Lennon Murphy? Com'è cominciata?

Ho sempre voluto fare musica più dura, ma in passato non ho avuto l'opportunità di lavorare con le persone giuste. Conosco Jason Suceof da qualche anno e gli ho parlato di quello che avrei voluto fare; entrambi avevamo due mesi di pausa così decidemmo di cominciare. E' stato semplicemente il momento giusto per il gruppo giusto di persone.

Quali sono le principali band che vi hanno ispirato nella realizzazione di questo disco?

Dal momento che è una collaborazione tra Jason Suceof, Dave Elitch e me, ci sono un sacco di influenze coinvolte. Cavolo, non sono nemmeno sicura che nessuno di noi sappia esattamente cosa l'abbia ispirato per il disco. Abbiamo semplicemente cominciato e il resto è venuto da solo piuttosto facilmente.

Come avete scelto il nome della band? E' un omaggio al film horror? (esiste un film horror con lo stesso nome - nda)

Non ho neanche mai visto il film! Il nome in realtà è venuto da un commento riguardo la musica. Ho sempre sentito dire che essa è un dono del cielo, ma quando si pensa alla musica, questa è sì una cosa meravigliosa ma ha anche distrutto la vita di molte persone attraverso la fama o i soldi. Perciò pensando alla musica questa non può essere un dono di Dio; è un dono del Diavolo.

E riguardo i vostri testi? Di cosa parlano?

Sono cose tratte dalle mie esperienze di vita. Tutto quello di cui parlo l'ho vissuto, direttamente o indirettamente.

La vostra pagina di Myspace è ben avviata. TI piace restare in contatto coi tuoi fan?

Mantengo i contatti con chiunque mi scriva o email o mi mandi messaggi su Myspace. Penso sia molto importante avere una relazioni coi fan, e lavoro sodo per mantenerla!

E cosa pensi riguardo il "potere" della Rete nel promuovere nuove band?

Penso che sia praticamente l'unico modo di promuovere una band al giorno d'oggi. La radio in pratica non esiste, per cui l'unica cosa che resta da fare per raggiungere un largo numero di persone è farsi sentire attraverso la rete.



Lennon, tu sei sia una grande cantante che una bellissima ragazza. Una bella immagine quanto può "aiutare" una band, se non altro incuriosendo le persone?

Il sesso vende sia se sei un maschio che una femmina. Sia che tu stia vendendo musica, una macchina o una barretta di dolce. Il sesso vende e una buona immagine aiuta molto.

Ho trovato le Suicide Girls tra i vostri link di Myspace. Collaborerete con loro? Ci diresti qualcosa al riguardo?

Sono una Suicide Girl dal 2003. Penso che sia veramente un ottimo modo per esporre un tipo di bellezza alternativa.

State facendo un tuor in Europa, come sta andando? Siete soddisfatti del riscontro che state avendo?

Il tuor europeo sta andando alla grande. E' molto interessante ricominciare tutto da capo coi Devils Gift, ma ci dà anche molto spazio per crescere. Sono molto felice di essere on the road con questa band.

Ultima domanda: quali sono i prossimi progetti per la band? Avete già qualche idea per un nuovo disco?


Ora come ora continueremo ad andare in tour. Jason ed io abbiamo già parlato di qualche idea per il prossimo disco. Credo proprio che saremo ancora più duri e pesanti; sembra quello che ognuno di noi vuole fare.

giovedì 6 novembre 2008

Mad Sin "God Save The Sin" (2008)

I Mad Sin, giunti al ventesimo anno di carriera, pubblicano questo cd, "God Save The Sin", a poca distanza da un altro album per festeggiare il ventennale. I fan sanno già quali sono gli ingredienti della band, recentemente protagonista di un cambio di line-up; per chi non li conoscesse, i nostri sono dediti da sempre al punk-rockabilly, completo di contrabbasso, look street punk e grafica ricca di scheletri e diavoletti muniti di cresta. Questa nuova uscita non è certo fondamentale per la loro carriera e/o per la loro evoluzione musicale, ma è molto ben confezionato e carico di energia. I testi sono principalmente storielle horror farcite di zombie, diavoli e fantasmi, ma alcune canzoni parlano di temi che potrebbero sembrare dedicati ad argomenti più attuali e di critica, come "Brainwash Factory", "Holy Vacation" e "Social Flop". Com'è tipico di questo genere musicale, le canzoni sono piuttosto corte, con una durata media di 3 minuti, e molto immediate, di ascolto facile e spensierato: non un disco che richiede tempo per essere apprezzato, tanto per capirci. I 16 brani sono tanti piccoli proiettili sparati a ritmo velocissimo che fanno venire voglia di scatenarsi in compagnia, scanditi dal suono rimbombante del contrabbasso e a volte pure da qualche sputo del cantante! ("Speak No Evil") Il vocalist mastica le parole in un modo tutto suo ed espressivo. Tra i brani migliori vanno segnalati "Riot In Paradise", la scatenata "U.F.O." e le già citate "Holy Vacation", "Brainwash Factory" e "Social Flop". Per come stanno le cose oggi, con questa abbondanza di band rockabilly, "God Save The Sin" potrebbe suonare come tanti altri album, ma ai Mad Sin va il merito di essere tra gli ispiratori e non tra gli ispirati.

Tracklist
1. Human Animal
2. Speak No Evil
3. Riot In Paradise
4. Ich Kann Nich' Schlafen
5. Naughty Little Devil
6. Out Off My Head
7. U.F.O.
8. Misery
9. 50 Miles From Nowhere
10. Brainwash Factory
11. Dead End
12. Holy Vacation
13. Into The Valley
14. Loco Toxico
15. Social Flop
16. Beyond The Line

Website: www.madsin.de

giovedì 30 ottobre 2008

The Crimson Ghosts "Dead Eyes Can See" (2008)

Fin dalla loro formazione i Crimson Ghosts hanno militato tra le fila dell'horror punk, e continuano a farlo con questo nuovo disco, "Dead Eyes Can See", che esce dopo un anno dall'ultimo "Carpe Mortem" e sfoggia un booklet e una grafica perfettamente in tema coi film horror degli ultimi anni ("Saw", "Hostel" & co). L'intro-titletrack è molto suggestiva e rispetta l'immaginario seguito dalla band, con tanto di voce malefica che annuncia: "Nel posto dove stai andando, ogni giorno è Halloween". Ovviamente i testi sono infarciti di storie di zombie, fantasmi, morti e mostri vari, che addirittura si propongono di conquistare la Terra nella bella "Invade!". Le canzoni sono tutte fornite di irresistibili ritornelli facili da ricordare e canticchiare, i musicisti sono tutti molto bravi, cantante incluso, la cui voce ricorda i Misfits con Michael Graves. Questi ultimi sono la band di riferimento principale per quanto riguarda le similitudini con altri artisti, mentre alcuni cori (es. "To Hunt You Down") si rifanno addirittura alle frange più agguerrite del punk puro e semplice. Le già citate liriche invece saranno la gioia degli appassionati di mostri: "Nightbreed" omaggia l'omonimo film di Clive Barker (da noi uscito col titolo "Cabal"), mentre "The Reek" ci racconta persino di qualcuno che conserva cadaveri finché non deve disfarsene per la puzza! Non mancano nemmeno i contributi di ospiti d'onore: sono stati invitati a dare il loro apporto canoro i vocalist di Blitzkid, Bloodsucking Zombies From Outer Space, The Other e The Spook, insomma una chiamata a raccolta di tutte le band moderne esponenti del genere. Ancora una volta, un disco che non cambia niente al panorama, è di ascolto molto gradevole ma nulla più. Speriamo che arrivi qualcuno che voglia osare, cambiare un po' le carte in tavola ad un genere che ne avrebbe bisogno!

Tracklist
1. Dead Eyes Can See
2. Invade!
3. Bloodred
4. Nightbreed
5. To Hunt You Down
6. Voices From The Inside
7. Armagetron
8. Forsaken (Requiem)
9. I 812
10. The Reek
11. Devils Night
12. I Am Horror
13. We Stay Dark

Devils Gift "Devils Gift" (2008)

Proposta carina quella dei Devils Gift, costituita da musica decisamente pesante su cui canta la voce di una ragazza, Lennon Murphy, con già all'attivo sei album solisti. Il suo timbro si adatta perfettamente, senza cimentarsi in virtuosismi gothic-metal, preferendo restare in uno stile per certi versi più "moderno". Le basi musicali sono molto vicine al metal-core per la tendenza ad abbinare chitarroni possenti a melodie prolungate,tipo Bleeding Through per intenderci. Lo stile chitarristico deve parecchio anche agli Slipknot, a tratti davvero ingombranti con la loro presenza ("Looking For Jesus", "Final Words", "Sacrifice"). Addirittura l'attacco di "Beautiful You" sembra scopazziato da "The Blister Exists", che trovate nel penultimo album in studio della band di Des Moines. Tornando ai nostri, hanno notevoli capacità come musicisti, peccato solo che le idee compositive più brillanti siano in realtà copiate più o meno platealmente da altri gruppi. A metà disco, da "All That You Left", la band cerca di farsi più personale, mettendo in primo piano la voce e concedendosi pure qualche bell'assolo, anche se i riff sono davvero troppo ad effetto "già sentito". "Nobody" svolge bene la sua funzione di ballata: c'è l'assolo, c'è il testo arrabbiato e romantico, insomma c'è tutto quello che serve in questi casi. Bella anche "Hold On", che però cade un po' troppo nello schema tipicamente emocore di "strofa rabbiosa seguita da ritornello fin troppo melodico", di cui è vittima pure "Bleed You Out". Che dire, è un disco che non aggiunge e non toglie nulla al panorama musicale esistente. Manca un po' troppo di personalità, sia musicalmente che come "convinzione". Stavolta li promuovo per le innegabili doti tecniche, ma dal futuro è lecito aspettarsi di più.

Tracklist:
1. Looking For Jesus
2. Shadow Never Ending
3. Victim
4. Damned Angels
5. Final Words
6. Sacrifice
7. Beautiful You
8. All That You Left
9. Nobody
10. Hold On
11. Bleed You Out
12. Game Show Winner
13. One On One

lunedì 22 settembre 2008

Intervista a Satyr (Satyricon)


A due anni di distanza da "Now, Diabolical", disco che ha diviso i pareri di pubblico e critica, i norvegesi Satyricon tornano con un nuovo album, "The Age Of Nero", che continua il percorso sonoro iniziato con gli ultimi lavori. Satyr, il frontman, ha passato due giorni in promozione a Milano, e dopo aver dedicato una serata all'incontro coi fan si è rivolto ai giornalisti. Anche noi siamo andati a trovarlo e l'artista, che si è rivelato molto cortese e loquace,ha risposto alle nostre domande.

Allora, quali sono le novità di questo nuovo album? Raccontaci un po' la scelta di questo titolo, "The Age Of Nero"..
Viviamo nell'era del buio, dell'oscurità; penso che il male sia dappertutto, abbiamo la guerra in Europa, in Asia, in Africa.. insomma dappertutto! Ci sono anche i disastri naturali, uragani, tsunami, è proprio un pianeta che sta crollando. Come artista, l'ispirazione viene dall'interno di me stesso, ma è anche influenzata da quello che vedo intorno a me, e quello che vedo ora è la fine del mondo: non oggi, non domani né quest'anno o il prossimo, ma forse tra 50-100 anni. Mi ricorda molto l'impero romano, che a suo tempo era il più grande, il più potente, e l'imperatore Nerone ("Nero" in inglese n.d.a.) l'ha bruciato, l'ha distrutto lui stesso. Il titolo è una specie di metafora in questo senso.

Da quando avete evoluto le vostre sonorità siete stati accusati di esservi "venduti".. cosa ne pensi?
Sai, spesso le persone tendono a pensare quello che pensa la gente vicino a loro. A volte ci sono persone che mi dicono che "Nemesis Divina" è il nostro migliore album e mi chiedono se riuscirò mai a fare qualcosa di meglio e come mi sento a questo proposito. Ma io rispondo sempre che forse lui e i suoi amici pensano questo; in realtà incontro persone in tutto il mondo che dicono che non gli piacciono le nostre vecchie cose. Poi incontro gente che mi dice di adorare "Dark Medieval Times" e "The Shadowthrone",e poco dopo parlo con ragazzi che li odiano.. quindi (ride) cosa dovrei dire? Le opinioni sono contrapposte, e questo crea molta confusione; perciò dico sempre ai miei musicisti di non ascoltare quello che dicono gli altri, ma di suonare la musica che piace a noi. Se suonassimo qualcosa che non ci piace non avrebbe alcun senso. Comunque, ora la gente parla di "The Age Of Nero": c'è chi dice che questo album ha una sua identità, che semplicemente non assomiglia a nessun altro dei nostri dischi; c'è chi dice che assomiglia agli ultimi album e chi ai primi. Insomma, se dovessi ascoltare tutto ciò che viene detto, sarei molto confuso! Faccio la musica che mi sento, che piace a me, cercando di essere il più personale possibile. Un mio amico mi ha raccontato, l'anno scorso, di aver ascoltato più di settanta dischi per le nomination ai Grammy Awards, e mi ha detto che la cosa sconfortante è che tutti i cd avevano lo stesso sound; voglio dire, anche se una band non ti piace ma senti che ha uno stile suo, si merita rispetto, ma quelli tutti uguali.. non ha senso. Io adoro gli AC/DC ma molte persone li criticano perché fanno sempre le stesse cose, ma devono riconoscere che sono inconfondibili. A volte alcune band che cambiano stile drasticamente si perdono, mentre i Satyricon hanno un'identità così forte che non dobbiamo preoccuparci di niente, possiamo fare quello che vogliamo perché siamo già forti, abbiamo una forte individualità.

Parlando d'altro, so che hai avuto qualche problema con la tua casa discografica, la Moonfog. Come vanno le cose ora?
Penso che oggi tutte le etichette siano intaccate dal fatto che la gente non vuole pagare i cd. Per me è totalmente assurdo: se una persona entra in un negozio, prende qualcosa e senza pagare esce, tutti sono d'accordo che sia un ladro, ma se qualcuno si procura un album senza pagarlo, nessuno pensa ad un furto. Spesso mi trovo ad occupare il tempo chiedendo alle persone di venire ai concerti, anche perché cosa dovrei fare? Non abbiamo mai fatto musica per i soldi, ma ci troviamo a lavorare duro e nessuno ci paga mai! Continuo a comprare i dischi perché so quanto lavoro c'è dietro, non ho mai rubato nei negozi per cui non scarico neanche la musica, ma la maggior parte delle persone non lo capisce.

Ieri sera avete avuto un incontro coi fan.. com'è andata?
Sì, abbiamo intrapreso questa sorta di "press tour" in Francia, Italia, Spagna ecc.. non è diventata una cosa esagerata, siamo venuti in questo locale, messo su il disco e i fan sono venuti a parlare, farsi firmare autografi, dirci le nostre impressioni.. una cosa così!

Ora che state per intraprendere una tournèe suonerete con altri musicisti.. avete mai pensato di rendere qualcuno di loro un membro effettivo dei Satyricon?
Beh, io e Frost non li consideriamo totalmente estranei alla band, perchè sono sempre le stesse persone a venire in tuor con noi; i Satyricon su disco sono essenzialmente Frost e me, ma i Satyricon in concerto sono sei persone,e tutte e sei queste persone sono estremamente importanti, fattori fondamentali per esprimere dal vivo lo spirito dei Satyricon. Io e Frost però abbiamo un'alchimia speciale, ed è impossibile coinvolgere in questo anche qualcun altro.

Quando partirete per un tour? Verrete anche in Italia?
Faremo un tour europeo in Novembre e in Dicembre, saremo in Italia il 2 Dicembre, a Milano, e il 3 Dicembre, a Roma. Verrete agli show vero?


Bene cari lettori, questo è quanto! Ricordate, il prossimo appuntamento prima dei concerti è il 2 Novembre, data di uscita del disco!



Satyricon "The Age Of Nero" (2008)

Dopo 16 anni dall'inizio della carriera i Satyricon hanno ancora molto da dire, e quest'anno vogliono raccontarci le loro impressioni riguardo l'andamento del mondo, lontano dall'essere tutto rose e fiori. Il duo norvegese riesce perfettamente a trasmetterci, attraverso la sua musica cupa, rabbiosa e maligna, i suoi sentimenti negativi. Pur restando senza dubbio nel genere black metal, questo album continua il percorso cominciato con "Volcano" e proseguito con "Now, Diabolical": insomma una versione rinnovata del black, una versione tra l'altro ottima, in barba ai soliti puritani! Le canzoni di "The Age Of Nero" sono veramente eccezionali, cariche, ben ritmate dal bravissimo Frost, un musicista che ormai non ha più bisogno di confermarci la sua bravura, ma non si stanca mai di darcene nuove dimostrazioni. Il disco, aggressivo fin da subito, parte alla grande con "Commando", il cui riff iniziale è quasi commovente per la sua bellezza. "The Wolfpack" è ancora più combattiva, il ritmo "squadrato" fa proprio pensare ad un esercito in marcia; abbiamo quindi l'accoppiata "Black Crow On A Tombstone" (altro riff pazzesco!) e "Die By My Hand", due pezzi particolarmente "cattivi", acuiti dai ruggiti di Satyr, occasionalmente accompagnati da cori altrettanto malefici. "My Skin Is Cold", già uscita in un ep di assaggio in edizione limitata, è quella che più di tutte fra le canzoni funge da collegamento con l'album precedente, riprendendo molti dei suoi spunti. "Last Man Standing" torna allo stile apocalittico, il testo a tratti urlato in growl e a volte parlato sommessamente, dandoci la possibilità di apprezzare la bellissima voce di mr. Wongraven. Il brano conclusivo è "Den Siste", cantato in norvegese come non succedeva da ben tre album. Inutile sottolineare che questo disco mi è piaciuto moltissimo: anzi, mi ha veramente esaltata, confermando la grandezza dei Satyricon.

Tracklist:
1. Commando
2. The Wolfpack
3. Black Crow On A Tombstone
4. Die By My Hand
5. My Skin Is Cold
6. The Sign Of The Trident
7. Last Man Standing
8. Den Siste 

Website: www.satyricon.no

venerdì 19 settembre 2008

Eisregen "Knochenkult" (2008)

Da non confondere coi connazionali Eisbrecher, gli Eisregen si dedicano ad un particolare connubio tra industrial e black metal melodico, indurito ulteriormente dalla lingua tedesca. Le informazioni su Internet sono piuttosto frammentarie e spesso e volentieri scritte in lingua germanica; sono comunque riuscita a scoprire che la band è attiva dal 1995 e questo è il settimo album uscito per la Massacre Records. Per il resto, il quartetto ha pubblicato anche qualche ep, cd di registrazioni live ed è già annunciato un dvd per il 2009.
Venendo al presente "Knochenkult", è innegabile che si noti l'esperienza del gruppo, specialmente per quanto riguarda la produzione: gli strumenti e la voce hanno un eccezionale equilibrio, nessuno degli elementi prevarica l'altro; questa limpidezza nei suoni è uno dei richiami che vedo con l'industiral, dato che il black metal "puro" tende a privilegiare produzioni più "sporche" e "marce", creando volutamente un'atmosfera di decadenza, di rovinato. L'altro elemento elettronico che mi si presenta alle orecchie è l'uso occasionale di tastiere e campionamenti, che troviamo in brani come "Stahlschwarzschwanger", "Erscheine!", "19 Nägel Für Sophie", "Sei Fleisch Und Fleisch Sei Tot", mentre per il resto l'album è decisamente black: chitarre massicce, ritmi serratissimi e cantato growl, che però a volte lascia il posto alla voce pulita. Eccezione alla regola, nel disco trova spazio persino un brano più calmo e a tratti acustico, "Schwarzer Gigolo".
Il disco comincia con "Stahlschwarzschwanger", pezzo che mette subito le carte in tavola per chi non conoscesse la band: atmosfere maestose, suoni pieni e, come si conviene al genere, durata delle canzoni piuttosto alta, intorno ai 5 minuti. Non mancano neanche i momenti più melodici e spesso le chitarre elettriche sono accompagnate, in secondo piano, da arpeggi classici. "Treibjagd" ricorda i lavori più vecchi dei Dimmu Borgir, prima della svolta da molti ritenuta "commerciale", mentre le parti di voce pulita in "Erscheine!" richiamano i toni di Till Lindemann; questo pezzo è anche fornito di alcune atmosfere sognanti alla Cradle Of Filth, con tanto di fiati che creano ancora di più la sensazione di trovarsi in un bosco fatato. "Das Liebe Beil" è invece una delle canzoni più serrate del disco, assieme a "Sei Fleisch Und Fleisch Sei Tot" e "Das Letzte Haus Am Ende Der Einbahnstrasse", dotata di un ritmo incalzante e che si pianta in testa. "19 Nägel Für Sophie", un po' come "Schwarzer Gigolo" è molto più riflessiva, la voce è naturale e mette in evidenza le capacità del vocalist, che se la cava bene anche fuori dall'ambito growl. La conclusiva "Knochenkult" torna sui toni della maestosità, trasmettendo una sensazione di freddo, creando immagini di montagne innevate e valli deserte; inutile dire che è una delle canzoni più belle del disco.
Come avrete ormai capito ho apprezzato molto questo album, che secondo me merita più di un ascolto e rientra tra le migliori uscite degli ultimi mesi.

Nell'edizione in digipack trovate anche "Blut Ist Leben".

Tracklist:
1. Stahlschwrzschwanger
2. Treibjagd
3. Erscheine!
4. Das Liebe Beil
5. 19 Nagel fur Sophie
6. Sei Fleisch und Fleisch Sei Tot
7. Schwarzer Gigolo
8. Sussfleisches Nachtgebet
9. Das Letzte Haus Am Ende Der Einbahnstrasse
10. Knochenkult
11. Blut Ist Leben  (bonus track)

lunedì 8 settembre 2008

Civet "Hell Hath No Fury" (2008)

Le Civet sono un gruppo composto da quattro ragazze che sembrano una via di mezzo tra le Suicide Girls e le riot grrls anni '90. Il loro disco è uscito per la Hellcat, nota casa discografica di Tim Armstrong, vocalist dei Rancid, e le Civet, ironia della sorte, fanno una musica che molto ricorda quella dei Distillers di Brody Dalle (ex moglie di Armstrong per l'appunto). Come potrete immaginare, le nostre sono votate al punk rock versione femminile; il disco ha una durata di 35 minuti, distribuiti in 13 brani, di cui alcuni arrivano ai 4 minuti di lunghezza mentre altri superano di poco il minuto. Nonostante questa matematica brevità, quando si passa all'ascolto le cose cambiano: l'album sembra infatti molto più lungo di quanto in realtà è, una sensazione prodotta forse dalla ripetitività della musica. Le canzoni infatti sono tutte molto simili e seguono gli stessi canoni: voce arrabbiata, musica punk rock e durata breve. Di certo non pretendo che un gruppo punk sforni canzoni industrial o assoli alla Slash, ma qualche variazione ogni tanto non farebbe male: magari includere giusto un brano un po' più pesante o più tirato, tanto per non creare l'impressione che il disco sia un tutt'uno. In ogni caso i pezzi non sono brutti, e piaceranno ai fan dei già citati Distillers e delle Hole, fonti d'ispirazione sia per quanto riguarda la musica che la voce, i testi e l'atteggiamento: sono insomma la trasposizione moderna di due band ormai sciolte. Manca forse un po' della grinta, delle vite singolari, a volte pericolose e persino estreme vissute da Brody e Courtney Love,la quale, se la prima ha ormai trovato un equilibrio, è ancora in bilico tra chirurgia plastica e storielle più o meno squallide.
Tornando alle nostre Civet, sono in realtà più vicine alle Donnas, più allegre e meno allo sbando; per quel che concerne questo disco, carino e complessivamente piacevole, mi sento di dare un sette d'incoraggiamento, ma in futuro è giusto che ci diano qualcosa di più di un dischetto simpatico ma che non lascia il segno.

Tracklist:
1. Do A Line (Of Alibis)
2. Son Of A Bitch
3. Pay Up
4. All I Want
5. Bad Luck
6. Brooklyn
7. Take Me Away
8. 1989
9. Gin N Tonic
10. You Got It, What You Wanted...
11. Sin City 
12. You Don't Know Me
13. Hell Hath No Fury

sabato 30 agosto 2008

Angel Blake "The Descended" (2008)

Gli Angel Blake, che hanno già all'attivo il debut album del 2006 tornano con dieci nuove canzoni del loro metal melodico ed energico. La band, nata dalle ceneri dei The Crown, ha prodotto un album decisamente fresco, potente e al passo coi tempi. La voce del cantante Tobias Jansson è abbastanza duttile e molto piacevole, mentre in fase di registrazione gli strumenti sono stati tutti suonati da Marco Tervonen, ideatore del progetto. Il gruppo non porta cambiamenti al genere metal, anzi si sentono numerose influenze di cose già fatte, ma riescono comunque a non essere la copia di un'altra band. Il primo singolo, "Defendless", è una delle canzoni più belle del disco e che riassume lo stile del combo: musica pesante che non si priva di un cantato melodico, anche se a tratti Tobias si cimenta in tecniche più aggressive. "Again" è un pezzo più lento e riflessivo, una ballata in versione heavy metal; arriva quindi "When All The Lights Are Out", ricca di arpeggi quasi orientaleggianti e di un ritmo lento ma incalzante, che suggerisce immagini demoniache, come del resto è la copertina dell'album che ritrae il Tristo Mietitore aggirarsi tra persone ignare della sua presenza. "Alone" è un'altra ballata "metallica", mentre "Wasn't Meant To Last" ci riporta a lidi più aggressivi ed oscuri, per poi lasciarci, dopo l'intermezzo "In Silence", alla titletrack, un brano molto bello che però non aggiunge nulla a quanto fatto dalla band. Ci aspetta l'ennesima ballata, "Silent Voice", seguita dalla canzone conclusiva, "You'll Never Need To Feel Again", altro pezzo da 90 del disco, dove Jansson dà un'ottima prova canora e il combo dimostra di saper creare grandi atmosfere. L'ascolto di questo disco lascia decisamente soddisfatti: non rivoluzionerà certo il mondo del metal, ma neanche ha tale pretesa e se la cava egregiamente.

Tracklist:
1. Anywhere But Here
2. Defenseless
3. Again
4. When All The Lights Are Out
5. Alone
6. Wasn't Meant To Last
7. In Silence - Augerum
8. The Descended
9. Silent Voice
10. You'll Never Need To Feel Again

sabato 23 agosto 2008

Level C "Level C" (2008)

Arrivano dagli USA queste quattro donzelle, in grado di competere con i colleghi maschi in quanto a potenza, grinta e tecnica. Per intenderci, non il solito gruppetto di metallare che però fanno musica pop o quasi: le nostre sono veramente intenzionate a fare sul serio e lo dimostrano con l'omonimo debutto. Il genere proposto si rifa ai fasti del nu-metal, ai suoi inizi carichi e rabbiosi; la voce della cantante Christine spesso sconfina in quella che può sembrare la versione femminile di Jonathan Davis, mentre l'influenza dei Korn si nota anche nella batteria e specialmente in canzoni come "No Control" e "Bully". Le quattro ci sanno fare e pestano sugli strumenti come da troppo tempo non si sentivano fare delle donne e si sente che sanno quello che fanno, hanno confidenza con gli attrezzi del mestiere (menzione particolare va alla bassista Janean, una vera macchina da guerra in "Chain Reaction") e non perdono occasione per inserire anche qualche bel passaggio di chitarra. Il ritmo tenuto dalle canzoni │ sempre molto serrato, ma non mancano momenti pi melodici e suggestivi come in "Back To My" e la splendida "Fly", bella fino alla commozione, tanto per essere sentimentalona, e che richiama i primi System Of A Down. Tra i punti di riferimento cito anche gli Slipknot, soprattutto per la "grossezza" dei suoni, quel loro sembrare quasi solidi (vedi "Blackout" e "Back To My"). Come │ facile immaginare, le ragazze non propongono innovazioni geniali alla musica, ma portano una ventata di freschezza ad un genere che sembrava ormai morto e privo di nerbo. Magari qualcuno le giudicher¢ fuori tempo massimo, per￲ hanno saputo scrivere delle canzoni veramente belle che meritano una nota positiva e ben pi di un ascolto frettoloso. E' bello anche vedere nuovamente delle ragazze agguerrite. Le Level C hanno sicuramente bisogno di sbarazzarsi delle troppe similitudini con altre band (in "Suck A Fist" sembrano persino i Rage Against The Machine), per il resto un caldo benvenuto a queste nuove riot grrls!

Tracklist:
1. Ignite Us
2. Relax
3. Fly
4. No Control
5. Chain Reaction
6. Back To My
7. Blackout
8. Bully
9. Suck A Fist
10. Misery

lunedì 18 agosto 2008

The Peacocks "Gimme More (The Best Of The Rest & Leftovers)" (2008)

Arrivano dalla Svizzera i Peacocks, che ci propongono in questo cd sette brani precedentemente scartati dalle sessioni dell'ultimo album della band, "Touch & Go". Il trio, composto dal vocalist e chitarrista Hasu Langhart, il batterista Jurg Luder e il contrabbassista Simon Langhard, propone un buon rockabilly energico e senza tante contaminazioni. I pezzi sono molto ritmati e ci portano nella giusta atmosfera, che richiama gli anni '50 senza per questo negarsi una certa freschezza. Le canzoni sono piuttosto corte, intorno ai due minuti di durata, e ciò rende il disco adatto ad essere fruito tutto in una volta, in modo spensierato come lo sono i pezzi stessi, a partire dall'ottima apertura "Half Mast Flags". L'album è dotato di bellissime melodie, assoli quanto basta e molta allegria : per essere degli "scarti" i brani se la cavano egregiamente, come "Drink Alone"; la voce del cantante è pulita senza sconfinare nel pop, il timbro è buono e si adatta bene al genere del gruppo. La successiva "I'd Rather Be Alone" sembra quasi country, una parentesi che mostra un lato diverso dei Peacocks. Dopo "Can't Keep A Good Man Down", che torna allo stile rockabilly, l'album si chiude con l'acustica "I Am Not Gonna Tell You". Oltre ai sette brani il cd contiene il video di "Gimme More"; in linea di massima il disco sembra non avere difetti, se non quello di durare solo un quarto d'ora, che è un po' pochino per spenderci dei soldi. E' un prodotto indirizzato soprattutto ai loro fans, altrimenti fatevelo regalare!

Tracklist:
1. Half Master Flags
2. Happened Before
3. C'Mon Everybody
4. Drink Alone 
5. I'd Rather Be Alone
6. Can't Keep A Good Man Down
7. I Am Not Gonna Tell You

lunedì 11 agosto 2008

Calabrese "The Traveling Vampire Show" (2008)

Nonostante il nome, i Calabrese hanno poco a che fare con il nostro stato: la band arriva infatti dall'Arizona e ci propone, con questo secondo full length, una nuova dose di horror punk fresco e piacevole. Piaceranno sicuramente alla frangia di gothic-punks appassionati di b-movie, vampiri e mostri vari, protagonisti dei testi e dell'artwork del cd oltre che della grafica del sito ufficiale (che vale la pena essere visitato). I tre ci invitano nel loro mondo e mettono subito le carte in tavola con “Death Eternal”, che parte con l'atmosfera cimiteriale tipica di questo genere. Il cantato e i cori ricordano non poco gli AFI, sebbene la musica sia molto diversa. Abbondano i riff di chitarra, che confermano Bobby anche un bravo musicista oltre che vocalist alternato a Jimmy. Vari brani sono preceduti da campionamenti di qualche film (questo mi ricorda molto i Frankenstein Drag Queens e il più noto Rob Zombie), ottimi per ricreare l'idea di decadenza, quasi “trash”. I pezzi sono corti, veloci e poco impegnativi, e le melodie dei ritornelli molto cupe, come nell'ottima “Night In The Lonesome October”. Degna di nota anche “Saturday Night Of The Living Dead” e “Darkness, Tell Us”, dove si possono notare le capacità tecniche del batterista Davey. I brani scorrono tutto d'un fiato, e in men che non si dica giungiamo a “Your Ghost”, un altro dei brani più belli, che anticipa la conclusiva “The House Of Mysterious Secrets”.I Calabrese annoverano fra i loro fan anche Blasko, bassista di Rob Zombie e Ozzy Osbourne, e non posso fare altro che unirmi a lui!

Tracklist:
1. Death Eternal
2. Voices Of The Dead
3. Vampires Don't Exist
4. Inside This Coffin
5. Night In The Lonesome October
6. Come Alive
7. Children Of The Night
8. Saturday Night Of The Living Dead
9. The Young Princes Of Darkness
10. Darkness, Tell Us
11. Your Ghost
12. The House Of Mysterious Secrets

lunedì 21 luglio 2008

One-Way Mirror "One-Way Mirror" (2008)

Non sono dei novellini i membri degli One-Way Mirror, che hanno già militato in varie band dedite ad un metal moderno tra le quali, per citare le più conosciute, ci sono Soilwork, Mnemic e Phase I. I pregi del gruppo sono sicuramente la potenza e la corposità dei suoni, elementi che non devono mancare nel metal, e i ritornelli che strizzano l'occhio alla melodia. Si nota anche qualche influenza industrial, come accennato dalla grafica molto cyber e "geometrica". I One-Way Mirror sono decisi a conquistare numerosi fan, e partono all'attacco con brani coinvolgenti, scatenati eppure melodici, fin dall'opening "Destination Device", passando per l'ottima "As You Are Now". Facendo similitudini con altri gruppi vengono subito in mente gli In Flames degli ultimi cd proprio per la fusione di musica "pesante" e cantato melodico. "Danger Calling" si stacca da questi canoni, dandosi a ritmi più incalzanti e un modo di cantare quasi isterico che ricorda gli Slipknot se fossero più spinti. Ci concedono un attimo di respiro attraverso "Empty Spaces", ma l'anima della band è quella più cattiva, come ribadito da "Deprived of Connection", dotata anche di voce effettata e cori finto angelici di sottofondo. Degna di nota pure "Sockracer", che ci mostra il lato più rock degli OWM, come la successiva "21st Century". La band si diverte con "Relax", il brano più elettronico e pop del cd, sepolto poco dopo a colpi di metal dalla conclusiva "Liberation". Decisamente un buon disco, speriamo che il gruppo continui su questa strada.

Tracklist:
1. Destination Device
2. As You Are Now
3. ReDream
4. Danger Calling
5. Empty Spaces
6. Deprived Of Connection
7. Keeping Me Away
8. Sockracer
9. 21st Century
10. Relax
11. Liberation

sabato 12 luglio 2008

Asrai - Pearls In Dirt (2007)


Giungono al terzo album gli olandesi Asrai, una valida gothic band molto melodica capitanata dalla cantante Margriet. Il combo punta anche su un'immagine accattivante e su artwork gustosi farciti di pipistrellini e teschietti; tuttavia non è solo fumo negli occhi, come ci si può rendere conto ascoltando le loro canzoni. "Delilah's Lie" mostra l'anima più cupa della band, la cantante usa toni vocali molto bassi passando poi facilmente a note più alte, caratteristica molto positiva. "Your Hands So Cold" è uno dei brani migliori, dove affiorano anche influenze industrial (che non fanno mai male); "Stay With Me" è un'ottima prova delle doti vocali di Margriet, ed anche della capacità del gruppo di creare atmosfere suggestive, che probabilmente verranno valorizzate maggiormente in sede live. Si torna su lidi più scatenati con "Go", la tipica canzone che si ricorda bene e che mette voglia di ballare: un brano molto orecchiabile riletto in chiave dark, caratteristiche che condivide con con "Lost". Gli Asrai sono molto abili nel creare ritornelli dalle melodie accattivanti, senza però perdere mordente dopo qualche ascolto. "Something I Said" è l'unica nota stonata del disco, una ballata troppo pop che poco ha a che vedere con lo stile della band, che fortunatamente torna subito in carreggiata con "Awaken", un pezzo rabbioso e ritmatissimo. Dopo il singolo "Sour Ground" e "Roses" il disco si conclude con "Chain Me", un brano decisamente maestoso e drammatico che ben si adatta come finale di un album veramente buono e consigliato a tutti i fan del genere.

Tracklist:
1. Delilah's Lie
2. Your Hands So Cold
3. Stay With Me
4. Go
5. Lost
6. Something I Said
7. Awaken
8. Sour Ground
9. Roses
10. Chain Me

Website: www.asrai.net

giovedì 10 luglio 2008

The Banner "Frailty" (2008)

Ultimamente non mi sono capitati fra le mani dei gran cd, e questo "Frailty" non costituisce certo l'eccezione. E' il secondo full length prodotto dai Banner, e come racconta il cantante Joey Southside è un album che parla di fallimenti, di pensieri sul mondo e sulle cose che sono diverse da come credevi: insomma, un disco pieno di rabbia. Ora, io non sono mai stata una fan del metal core, né ne ho mai capito l'utilità, ma anche cercando di essere il più obiettiva possibile noto due grandi difetti in questo disco: la voce, veramente troppo simile a un latrato, e gli improvvisi ed inutili cambi di velocità all'interno delle canzoni. A parte il già citato ritmo allucinante, la musica è bella: maestosa, con delle belle parti di chitarra e batteria che creano un suono corposo e potente.
Nei momenti strumentali il ritmo è mantenuto calmo, ma per qualche strano motivo accelera appena sopraggiunge la voce. Questa caratteristica è presente in tutte le canzoni, col risultato che l'album pare un pastone unico dove non si riesce a distinguere, tra l'altro, una sola parola (tranne il titolo in "I Am Legion"). A dire il vero i brani sono tutti talmente simili da sembrare una presa in giro, e se non ci credete vi invito a provare a verificare: tutti i pezzi cominciano calmi, con le chitarre in primo piano, ci aspetta qualcosa di diverso ogni volta ma, massimo dopo 30 secondi, si compie il fenomeno voce+ritmo velocissimo. Ora io mi chiedo perché, in un momento di crisi per l'industria discografica, quando anche i gruppi migliori fanno fatica a vivere di musica, vengano prodotte torture uditive del genere! Io vorrei veramente conoscere qualcuno che mi dica che gli piace questo disco e mi spieghi il perché, dato che io proprio non ci arrivo. In musica ci sono tanti gruppi che non ascolto e non mi appassionano, ma posso ben comprendere perché piacciano ad altre persone. I Banner invece non li concepisco, e vi consiglio vivamente di non spendere un solo centesimo per questo disco!

Tracklist:
1.  Welcome F**kers
2. The Wolf
3. Leechbath
4. A Hellbound Heart
5. On Hooks
6. IWIWD
7. Sphrenia
8. Funerals
9. Dusk
10. I Am Legion
11. Ratflesh
12. The Father And The Wayward Son

sabato 5 luglio 2008

Asrai "Sour Ground" (2007)

Gli olandesi Asrai, band gothic dark composta da tre signorine e due ragazzi, giungono al terzo album, e lo anticipano come di consueto con un mini cd, in questo caso "Sour Ground", che contiene l'omonima traccia e la catturante "Your Hands So Cold", due dei brani più accattivanti dell'album. Gli Asrai sanno essere melodici senza risultare stucchevoli, e la voce della cantante Margriet ha un ottimo timbro e la giusta duttilità. Le due canzoni riassumono bene lo stile generale della band, la musica è piuttosto corposa, caratterizzata dalle chitarre stridenti di Rik, particolarmente sviluppate nell'ottima "Your Hands So Cold". Il sound è reso più consistente anche dall'uso dei sintetizzatori. La già citata voce della cantante costituisce l'elemento finale di una buona alchimia raggiunta dal gruppo. Gli Asrai sono poi molto attenti all'immagine, genuinamente dark, e alla grafica dei loro lavori. La copertina di questo disco li ritrae infatti in versione cartone animato comodamente appoggiati a una lapide, trovata che farà impazzire i fan più accaniti.

Tracklist:
1. Sour Ground
2. Your Hands So Cold

Website: www.asrai.net

giovedì 12 giugno 2008

Navarro "Branded On My Skin" (2007)

Da non confondere con l'omonimo chitarrista Dave, i Navarro sono una band americana nata da qualche anno, che dopo qualche problema di line-up e qualche concorso locale vinto si è decisa a registrare un album, "Branded On My Skin", che presentano in grande stile con tanto di booklet e testi. Il genere proposto è un rock decisamente annacquato di pop, pezzi molto leggeri e un po' mancanti di grinta. L'album comincia con "Everything Of You", canzone che riassume le caratteristiche del gruppo: voce non particolare, melodia dominante, suoni non non molto potenti. Anche "Cold Night Love Affair" segue questa falsariga; ogni tanto nelle canzoni infilano qualche assolo, ma purtroppo non si riesce a orientarsi tra i pezzi, troppo poco brillanti per la loro durata (4 minuti e mezzo in media) e troppo simili tra di loro: inevitabile ogni tanto dover controllare a che numero di traccia si è arrivati. "Angel" è la ballata dell'album, lenta e vagamente sognante. I testi del disco parlano soprattutto di temi di vita, primo su tutti l'amore; un po' di brio salta fuori durante "Blame It On Love", che è più ritmata e piacevole. Il lavoro si conclude con la titletrack, un pezzo acustico non particolarmente originale, che chiude un disco non particolarmente originale! Volendo essere cattiva fino in fondo dico che è anche abbastanza noioso: speriamo che i Navarro migliorino col tempo.

Tracklist:
1. Everything Of You
2. Cold Night Love Affairs
3. Faraway Dancers
4. Angel
5. All I Want Is Everything
6. Don't Walk Away
7. Blame It On Love
8. On The Elephant Black
9. Branded On My Sking

sabato 24 maggio 2008

Der Fluch "Geschichten Aus Der Gruft" (2007)

E' un periodo ricco di releases per la Fiend Force, casa discografica dell'horror punk per eccellenza, tra le quali figurano i Der Fluch, quartetto teutonico attivo dall'81 che ci propone un disco piuttosto valido, con la particolarità dei testi cantati in tedesco, scelta insolita per il genere ma anche per la musica in generale. Lo stile del gruppo, oltre al già citato horror punk, attinge dal rockabilly, influenza che si nota nella ritmica, nelle chitarre ma anche nell'immagine del combo, che all'interno del booklet posa davanti ad una Cadillac, simbolo di quel periodo. Ma, bando alle ciance, veniamo al disco: il preludio, che non manca nei cd di questo filone, è affidato ad una melodia deliziosamente sinistra, tratta probabilmente da qualche vecchio film horror, che incanterà di sicuro gli appassionati. Ovviamente ci sono anche le campane con tanto di ululato, dopodiché siamo lasciati all'ascolto di "Willkommen", un bellissimo esempio di gothic punk su cui si snoda la voce roca di Deutschen W; il gruppo non si nega una linea melodica all'interno delle canzoni, per renderle più orecchiabili e memorizzabili; già dopo il primo ascolto, infatti, continuano a girare in testa! Il brano seguente, "Fluch", si avvale di un testo minimale, che funge quasi da presentazione del gruppo: il ritornello, del resto, recita "Wir sind der Fluch" (noi siamo i Fluch). "Hexen leben laeuger" è un altro dei pezzi del disco che si ricordano subito: purtroppo però, sia i titoli che i testi delle canzoni sono scritti in caratteri gotici piuttosto elaborati, che se hanno il pro di essere belli da vedere hanno il contro di essere a volte difficili da decifrare, specialmente dal tedesco! Chiusa questa parentesi, possiamo tornare a goderci il disco con "Betet fuer uns", rabbiosa e ricca di schitarrate stridule, che ancora una volta richiamano l'immaginario dei film horror (meglio ancora se di serie B). "Wenn die Hexen tanzen" è una specie di filastrocca che tira fuori l'anima più rock'n'roll del gruppo, vagamente simile ad alcune cose dei Rancid, così come "Nattengift", sempre in bilico tra il rockabilly e il punk più tirato. Siamo arrivati a questo punto alla fine del disco, un ottimo ascolto che farà impazzire i fan di questo genere.

Tracklist:
1. Prelude
2. Willkommen
3. Fluch
4. Asche Zu Asche
5. Hexen Leben Laenger
6. Fuersten Der Racht
7. Betet Fuer Uns
8. Ein Kalter Wind
9. Wenn Die Hexen Tanzen
10. Die Nacht Der Toten
11. Hexen Sind Schoen
12. Rattengift
13. Halb Mensch Halb Tier

Website: www.derfluch.de

mercoledì 7 maggio 2008

Negative "Karma Killer" (2008)

I Negative, band finnica con già all'attivo qualche album, tornano nel 2008 con questo "Karma Killer", continuando a portare avanti il loro glam rock. La Finlandia è spesso collegata a gothic band di fama mondiale (ad esempio gli HIM) ma è in realtà ricca di gruppi che si dedicano ai generi più disparati, e i nostri sono tra coloro che seguono più gli insegnamenti degli Hanoi Rocks che quelli dei Sister of Mercy. Il disco è ben fatto per quanto riguarda produzione e tecnica, il cantante ha una voce gradevole e gli strumentisti suonano bene. E allora che cosa manca perché questo sia un album perfetto? Personalmente, l'impressione che ho avuto è che manchi un po' troppo di emozione e passione, come se le dieci canzoni fossero dei compiti, eseguiti bene ma pur sempre dei compiti. La voce, bella anche se non particolarmente caratteristica, non è per niente espressiva, difetto che viene a galla nella ballatona pop "An Ornament", dove il cantato ha proprio il ruolo di protagonista. I vari brani scivolano via indolori, sono un piacevole sottofondo che non dà nessun fastidio, ma che non ha neanche momenti di spicco o qualità che valgono la pena essere notate. Qualche canzone bellina c'è, come "Motherfucker (Just Like You)" o "Anna Simona", ma tutto il resto ricade nel magma di canzoni glam rock annacquate di pop come ce ne sono a decine. Non conoscendo a fondo gli altri lavori dei Negative non posso fare paragoni, non so se questo sia lo stile solito del gruppo o se "Karma Killer" sia una caduta momentanea di tono; mi limito a giudicarlo per quello che mi sembra, un disco che non è brutto ma non lascia niente all'ascoltatore, che non ha quel qualcosa in più che dovrebbe spingere all'acquisto. Il problema non è dato da qualcosa di fatto male, ma dalla mancanza di due elementi importantissimi: la capacità di trasmettere qualcosa e il fattore "x" che rende una band unica. In ogni caso, a tutte le ragazze consiglio una bella occhiata alla copertina (che merita) ma per il resto si può passare avanti senza troppi rimorsi.

Tracklist:
1. A Devil On My Shoulder
2. Sealed
3. Won't Let Go
4. Motherfucker (Just Like You)
5. Giving Up!
6. An Ornament
7. Dead As We
8. Anna Simona
9. Lust N' Needs
10. Gravity Of Love

lunedì 5 maggio 2008

Bloodsucking Zombies From Outer Space "Monster Mutant Boogie" (2008)

Che dire, la scena gothic-horror punk sta vivendo un momento di "affollamento", come si può notare dalle numerose uscite di band di questo genere che ci sono state quest'anno e negli anni scorsi più recenti. Saranno sicuramente contenti i fan di questo movimento (me compresa, non lo nascondo), che però resteranno delusi se si aspetteranno cose nuove o cambiamenti. Fate subito un passo indietro in questo senso, perché le novità non sono certo quello che troverete, almeno non di qui a breve e tanto meno in questo disco, "Monster Mutant Boogie". Gli ingredienti sono sempre quelli: un look che ricorda pesantemente il Wednesday 13 degli albori, testi che parlano delle sue stesse tematiche come mostri, fantasmi e lupi mannari con un occhio di riguardo per i film horror, di cui non mancano neanche i classici campionamenti. Anche la musica rimane fedele al resto: le canzoni sono tutte piuttosto brevi, ritmi scatenati, chitarre stridule e cori punk, con qualche spruzzata di rockabilly ogni tanto, come testimoniato dall'apertura "Giant Spider", da "Cannibal Holocaust" e da "Blood On Satans Claw", giusto per citarne tre. E' degna di nota anche la voce del cantante, Dead Gein, che si presta bene sia alle parti più urlate che alle tonalità basse, dove si può apprezzare il suo ottimo timbro "tenebroso". La band, i cui brani sono stati inseriti in numerose compilation come "Punkabilly", in questo secondo disco dà il meglio di sé in canzoni come la già citata "Blood On Satans Claw", "Prom Night" e le conclusive "Technicolor Terror" e "Blood Surf", i due pezzi più rabbiosi dell'intero disco. Un buon lavoro, ma consigliato soprattutto agli appassionati del genere.

Tracklist:
1. Giant Spider
2. Cannibal Holocaust
3. Blood On Satans Claw
4. Prom Night
5. Monster Mutant Boogie
6. Lycanthrope
7. Wallow Queen
8. The Gorgon
9. Legendary Jack
10. Sad Serenade
11. Heartbreaks & Tragedies
12. Sweet Love Lobotomy
13. Technicolor Terror
14. Blood Surf